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Sprechi, nella vita come in azienda

Il vostro narratore ha pensato bene di andare al cuore degli argomenti che ha trattato, cercando di fare esattamente quello che si fa nell’attività di consulenza direzionale, e cioè di mettere in dubbio anche le situazioni più ovvie.

Allora perché non fare la stessa cosa anche per l’azione centrale della Lean production, e cioè la caccia al muda, allo spreco?

In effetti ci viene insegnato che lo spreco è la madre di tutti i malanni, portatore di inefficienze e di costi nascosti, e tutta l’attività che viene svolta è incentrata alla ricerca spasmodica di tempi e spazi da recuperare.

Ma siamo sicuri che siano sempre da eliminare? Ci viene insegnato che va messo in gioco e discussione tutto e così facciamo. Voglio premettere che l’esercizio che faremo, al di là di potermi allontanare dagli ambienti accademici, vuole soprattutto essere uno spunto critico anche per fare un ponte tra la vita aziendale e quella di tutti i giorni. In un progetto di consulenza la guida di ogni attività è un calendario che tiene ritmate le attività e permette di controllare gli scostamenti con quanto condiviso. L’etica impone che sia redatto in modo chiaro e che non lasci dubbi all’interpretazione al momento della verifica, i numeri sono quindi elementi incontrastati per dare consistenza ad un controllo. I confronti permettono di portare alla luce le incongruenze; le analisi della produttività, dei tempi e metodi, delle attività di un magazzino fino alla gestione di un ufficio possono essere messi sotto la lente solo dopo che si siano stabiliti parametri certi di controllo. Dopo di ciò semplice, siamo in linea o siamo fuori. Il vostro narratore si permette di dissentire… Esistono vari casi in cui non solo diviso il bianco dal nero sussiste una quota di grigio, ma anche nei quali passare al bianco non è sempre vantaggioso. Mi riferisco a situazioni in cui si dimostra più dispendioso in termini di tempo o fatica il comportarsi secondo le regole dei manuali; uno degli esempi più classici riguarda la raccolta dati in produzione, se l’azienda non è dotata di un gestionale in grado di snellire la mole dei numeri, la raccolta può rivelarsi molto dispendiosa. Nessuno si permetterebbe di mettere in dubbio l’utilità, soprattutto nel lungo temine, ma nel breve può rivelarsi pesante da portare avanti. Altro caso è l’introduzione di migliorie tecniche che permetterebbero di abbassare i tempi, tolgono fatica e tempo perso ad un operatore, ma costano, e i tempi di recupero dell’investimento aumentano la miopia di un imprenditore che, umanamente comprensibile, vorrebbe tutti e subito i vantaggi. Come non essere d’accordo, soprattutto di questi tempi? L’esperienza di chi scrive è costellata di momenti come questi; il bravo consulente sa cosa andrebbe fatto, spesso anche il cliente lo sa, ma per vari motivi non si può, e quindi si deve derogare da una regola, in maniera parziale o a volte anche totale, cercando di tenere a freno la spinta che porterebbe ad andare nella direzione di ciò che dicono i manuali. Quando questo avviene con una certa frequenza, ed in aziende sia grandi che medio-piccole, si è portati a rivedere alcuni concetti base della propria formazione. Forse qualche purista salterà sulla sedia, ma lo tranquillizzo subito; questa “revisione” non vuole portare a modificare leggi o regolamenti, semplicemente al singolo fornisce una chiave per tradurre in modo più efficace ciò che già conosce, senza rischiare di essere troppo accademico e quindi in certi ambienti poco efficace. Altre situazioni esemplari riguardano la revisione dei layout aziendali, produzione, magazzini o uffici che dir si voglia; linee guida ci dicono che i flussi devono essere sempre il più possibile fluidi senza incappare nella spietata analisi delle spaghetti chart. Ma come si fa a renderlo obbligatorio quando in tanti casi aziende di varie dimensioni hanno tanti anni sulle spalle e modificare muri o spostare macchine darebbe costi, almeno nel breve, molto più visibili dei benefici che ne potranno derivare? Ecco che il buon consulente deve in quei casi “inventare” soluzioni alternative che seguano le regole ma la tempo stesso non le seguano. La differenza, come si legge sopra, spesso la fa il tempo…..ciò che vediamo subito ci piace, ciò che vedremo, anche se bello, non ce l’abbiamo subito lì e ci fa dubitare. Avevo promesso un parallelo con la vita al di fuori dell’azienda; quale paragone potrebbe essere più calzante con quello che succede tutti i giorni?? Quante volte vorremmo eliminare i difetti (sprechi) da una persona? Quante volte vorremmo rendere più snella una situazione che si presenta difficile? Credo anzi che sia normale farlo, e chi non vorrebbe? La differenza con quello che succede in una impresa è che abbiamo di fronte delle persone, non solo dei mezzi per soddisfare un mercato. E succede che i difetti o gli sprechi di queste siano solo una parte di quello che ci “rendono”, una parte non da sopportare ma da valorizzare, per trasformarli…. Spesso i difetti non sono così male e non è detto che siano da eliminare! Non è facile, bisogna che alla base ci sia rispetto e la voglia di andare oltre alle insoddisfazioni del breve medio termine per vedere il lungo termine. E chi è davvero bravo riesce a capire cosa c’è nel lungo senza farsi influenzare nel bene e nel male da quello che vede adesso. I benefici di una scelta ben fatta rimangono nel tempo molto più a lungo di quelli fatti in azienda. Una riflessione che si è allontanata un pochino dagli argomenti delle altre dissertazioni ma che col clima Natalizio mi è venuto spontaneo fare, pensando a quanto tutto sarebbe più semplice se si potessero riconoscere subito i propri errori e quelli degli altri, per potersi dare una seconda e più concreta possibilità di dimostrare che si può fare di più, a cominciare dal sottoscritto…
Ultima modifica Mercoledì 26 Gennaio 2011 21:24
stefano franceschelli

stefano franceschelli

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