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Teaching thinking. Creativo è chi il creativo fa… dice Edward de Bono

Questa rubrica dedicata alla creatività in comunicazione ha esplorato tutta una serie di approcci all’elaborazione di idee partendo da prospettive spesso differenti, concetto comune a tutte le teorie esposte è il buon vecchio “pensiero laterale”, ovvero l’abilità di risolvere problemi logici mediante un approccio indiretto con l’osservazione del problema da diverse angolazioni.

Aggiungiamo ora un tassello interessante, sempre a proposito di “creatività e dintorni”, e per farlo ci serviamo ancora del lavoro del Dott. Edward de Bono, considerato la principale autorità internazionale sul pensiero creativo e l'insegnamento diretto delle innumerevoli abilità del pensiero (www.debonothinkingsystems.com). De Bono, medico e psicologo che da oltre 30 anni collabora con multinazionali e governi, è tra coloro che sostengono che la creatività non sia un talento innato, bensì il risultato di un accurato lavoro di gestione e canalizzazione del pensiero, in modo laterale per l’appunto. In un numero dedicato ai retroscena di marketing legati a talento e genio creativo, riteniamo calzante esplorare la teoria per cui davanti a un problema da risolvere il metodo razionale (o verticale) ci porta a risoluzioni certe ma limitate dai modelli logici tradizionali. La razionalità, dunque, non ci aiuta quando un brief chiede di trovare soluzioni diverse, innovative, creative e fuori dagli schemi; ecco quando il pensiero da verticale deve necessariamente lateralizzarsi affidandosi anche ad associazioni di idee del tutto casuali. Il “De Bono Thinking Systems” insegna questi approcci di pensiero, da qui il titolo dell’articolo “creativo è chi il creativo fa…” che non a caso fa il verso a Forrest Gump, un soggetto tra i più “laterali” e portatori di business mai creati negli ultimi anni (vedi il successo della catena di ristoranti Bubba Gump Shrimp Company e merchandising abbinato). Nel 1985, il Dott. de Bono scrive “Sei Cappelli per Pensare”, ancora oggi adottato da aziende e educatori di tutto il mondo. Sei cappelli che indossiamo per 6 approcci differenti al problema: bianco, rosso, verde, nero, blu, giallo; ogni cappello corrisponde ad un tipo di comportamento. "Le menti migliori molto spesso rimangono intrappolate nel pensiero negativo. Il metodo dei 6 cappelli può liberarle e portarle ad essere creative e persino ottimiste." In pratica, il suggerimento è quello di evitare di coprire con il nostro unico pensiero tutti i possibili aspetti di un problema da risolvere, bensì di affrontare l'esercizio separando i vari tipi di pensiero chiamando in causa ogni volta quello più adatto. "Recitando la parte del pensatore" lo si diventa, secondo De Bono, "assumete la posa del pensatore. Fate il gesto. Abbiate l'intenzione e manifestatela a voi stessi e agli altri. Ben presto il vostro cervello seguirà la parte che state recitando”. De Bono classifica i suoi cappelli in base al colore e alle associazioni che questo colore può creare nella mente consentendo una vera e propria visualizzazione del cappello. Ecco allora i 6 cappelli, ovvero le diverse parti da recitare, da indossare per l'esattezza: Cappello bianco: neutro, oggettivo, atteggiamento rivolto a fatti e dati oggettivi. Col cappello bianco ci viene chiesto di pensare come un computer in modo imparziale ed obiettivo. Cappello rosso: ira, rabbia, emozioni, punto di vista emotivo. Indossando questo cappello ci dobbiamo abbandonare all'istinto, alle intuizioni e ai presentimenti senza alcun bisogno di dare giustificazioni, il rosso è un colore "de panza", perché le emozioni non ostacolano il pensiero dopo tutto. Cappello nero: cupo e negativo, il perché una cosa non può essere fatta. Il pensiero critico è dato dalle regole dell'evidenza: essere pessimisti è più facile, è di certo l'atteggiamento più gratificante nell'immediato, una buona proposta positiva e propositiva necessita invece di un tempo di incubazione più lungo per esser ritenuta valida. Cappello giallo: solare e positivo, atteggiamento ottimista e speranzoso di chi si concentra solo sui vantaggi. Il cappello giallo è il cappello ottimista, sostiene l’idea con un atteggiamento costruttivo e propositivo, con l’obiettivo di far sì che si realizzi anche oltre il piano verbale. Cappello verde: vegetazione e crescita fertile e abbondante. Ecco il cappello della creatività e della produzione di nuove idee, concetti e percezioni. Indossando questo cappello si ha accesso al puro pensiero laterale, ai nuovi approcci ai problemi, allo humor che porta all’idea. L’effetto propulsivo del pensiero da “cappello verde” alimenta la creatività generale, usando anche il meccanismo della provocazione, e pone le basi per vedere nell’idea una realizzazione. Nel momento successivo alla nascita dell’idea poi il cappello verde aiuta a modellarla e organizzarla in concetti. Cappello blu: freddo color del cielo che tutto sovrasta, atteggiamento di controllo e organizzazione del brainstorming, controlla e abilita all’uso degli altri cappelli tutti i partecipanti. Il controllore del pensiero è l’operaio in tuta e cappello blu dietro al pannello di controllo secondo Be Bono: fa le domande giuste, definisce il problema e fissa gli obiettivi, è una sorta di “coreografo”. Non sarà dunque insolito a un “tavolo di pensiero” il sentirsi chiedere "bene ora per un attimo mettiamoci tutti il cappello bianco!" in caso in cui sia necessario presentare i meri fatti senza argomentazioni di sorta. L'utilità del "cappello da pensatore" sta essenzialmente nel fatto che uscendo dal nostro consueto modo di pensare per recitare il ruolo del creativo ci legittima in un certo senso a uscire dagli schemi e a non limitare un brainstorming con il puro pensiero critico, perfetto per reagire ma pessimo per scaturire proposte. Per questo la parola "no" è bandita da qualsiasi brainstorming che possa realmente definirsi tale e per questo si utilizza spesso il metodo dei 6 cappelli, per stabilire le regole del gioco. Ma in definitiva chi mette questo cappello? Veniamo a un esempio alla portata di tutti noi comunicatori, prendiamo un momento in cui l'idea vede le sue prime luci, la stazione chiave di quel viaggio in treno verso il concept creativo fatto qualche numero fa: il brainstorming. Siamo attorno un grande tavolo da riunione pieno di oggetti vari come snack, giochi, penne e blocchi di carta, qualcosa da bere e un paio di portatili connessi a Internet. Chi siamo? Il cliente, il direttore creativo, art e copy, strategic planner e, perché no, la segretaria, un paio di amici, un passante e due cani... Connesso logicamente al campo di azione o meno questo non importa, il gruppo se ben gestito può portare all'idea proprio grazie all'eterogeneità della sua composizione, cani compresi. Il nostro De Bono della situazione, indosserà il cappello blu e ci leggerà il brief, ci coordinerà e di volta in volta chiederà a noi partecipanti di metter in testa un determinato cappello ed agire di conseguenza. “Spesso mi chiedono se la creatività sia una questione di capacità, di talento o di personalità. La risposta è che può essere le tre cose insieme. Ma io non do questa risposta. Se non si fa alcuno sforzo per sviluppare la capacità creativa, allora non può essere altro che una questione di talento e di personalità. […] Alcuni saranno sempre più bravi di altri,… ma tutti possono raggiungere un buon livello” (De Bono). Ecco un’idea in arrivo… datemi un cappello!!
Ultima modifica Martedì 18 Gennaio 2011 16:24
caterina leonelli

caterina leonelli

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