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parole e pensieri... come e cosa pensano consulenti, manager e professori universitari ... la produzione |
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Un ben ritrovato al caro lettore che ancora una volta dimostra pazienza nel leggere queste dissertazioni semiserie sul mondo della consulenza. L’ultima volta che ci siamo visti abbiamo “criticato affettuosamente” il mondo della formazione consulenziale.
Proseguono le dissertazioni semiserie del vostro narratore, sulle sfide, le difficoltà, oneri ed onori della vita del consulente di produzione e logistica.
Dopo aver raccontato, e spero trasmesso, cosa significa gestire a livello pratico progetti in aziende totalmente diverse tra loro, geograficamente lontane e con difficoltà operative le più disparate, vorrei ora soffermarmi su un altro aspetto di questo ruolo, che ne caratterizza l’attività.
Fatturare, fatturare, fatturare…
Un imperativo per una categoria di persone impietosamente legate ad obiettivi preimpostati, a giornate “impacchettate” e a spostamenti calcolati al millimetro. Il consulente direzionale, specializzato in produzione e logistica, nel panorama lavorativo del Belpaese è figura relativamente nuova, che si colloca trasversalmente tra il tipico manager ed il classico “operativo”, il faticatore di fiducia. Ma perché chiamare un consulente?
Col caro lettore ci siamo lasciati con una domanda a metà strada tra il faceto e l’inquisitorio; chi vuol essere consulente?
Il motivo dell’interrogativo risiede nell’aver pesato accuratamente i pro e i contro che il vostro scrittore ha elencato, e che, senza avere la pretesa di avere descritto tutto, fanno parte del contorno di vita che caratterizza la vita di questa figura professionale. Come detto è un contorno fatto di flessibilità, di spostamenti ed anche di una discreta dose di pionierismo. La soluzione a tanti problemi quotidiani spesso risiede nell’ingegnarsi con un telefono o una tariffa particolare, con una macchina mai vista che consuma meno, con valigie multiuso, computer e programmi scaricati ad hoc o fatti su misura..



