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Formazione in aula, gioie e dolori (immagine )

Proseguono le dissertazioni semiserie del vostro narratore, sulle sfide, le difficoltà, oneri ed onori della vita del consulente di produzione e logistica.

Dopo aver raccontato, e spero trasmesso, cosa significa gestire a livello pratico progetti in aziende totalmente diverse tra loro, geograficamente lontane e con difficoltà operative le più disparate, vorrei ora soffermarmi su un altro aspetto di questo ruolo, che ne caratterizza l’attività.

La formazione in aula non differisce molto per alcuni suoi aspetti da una sorta di plotone di esecuzione; nulla di tragico o drammatico, è solo l’incognita di non sapere mai che cosa succederà di lì a poco, l’esito, qualunque esso sia, non è sempre scontato. Direi proprio che questo è il punto di forza, anche se sembra contro intuitivo, di una giornata formativa ben svolta; il fatto che possa partire su una strada, per continuare sullo sterrato e poi terminare su un’autostrada, dopo magari aver dovuto tentare varie manovre, impossibili a prima vista. A chi piacerebbe altrimenti una strada monotona, dove il paesaggio non cambia mai, ed anzi è impostato da voi ed è sempre quello? Sarebbe la morte di qualsiasi formatore, benché a parole in molti vi diranno che auspicano a più riprese scenari di quel tipo. Sì perché l’attività formativa si basa certamente su conoscenze tecniche e pratiche; nella lean production le linee guida, molteplici e variopinte a seconda degli interpreti, ma sostanzialmente sempre le stesse, sono ben note e così come in altre materie può capitare che il tuo pubblico si aspetti o quanto meno sappia già cosa conterranno le tue presentazioni. D’altro canto, in questo come in altri ambiti, non ci si può esimere, pena la noia e gli occhi semichiusi dei presenti, da qualche tocco istrionico in variazione al tema guida, sia per colorare un pomeriggio noioso che per ridestare l’attenzione. Non mi dilungo sulle tecniche usate, ma basti citarvi che oltre ai classici giochi di ruolo da svolgere in gruppo, il vostro narratore ha assistito, e spesso partecipato, a trucchi quasi teatrali per mantenere viva la tensione dell’aula. Computer che si spengono o accendono, slides pirata che compaiono in presentazioni altrimenti ultraserie, recando immagini divertenti e a volte al limite della presentabilità, rumori fuori scena opportunamente creati e tanto altro, rappresentano tutti degli espedienti per non perdere la traiettoria degli occhi del nostro pubblico. Si potrebbe sempre obiettare che il ricorrere a furbizie di questo genere nasconda un’incapacità di mantenere alto il morale con argomenti attinenti. E’ vero. Spesso il tema della giornata è talmente serio, ci mancherebbe, che non si presta a divagazioni. Rigiro quindi la domanda all’eventuale mittente; come dimostrare la capacità di astrarsi dall’argomento specifico, trovando un aneddoto non troppo distante dal soggetto? Non c’è una regola ovviamente; quando si parla di produzione o logistica i classici paragoni con l’amico, il conoscente o il parente sono perlomeno ardui, ma il vostro narratore vi assicura che non è così. Avete mai sentito parlare di quella nonna che per fare quattro torte diverse per quattro nipotini diversi si è inventata un sistema per usare due marmellate invece che quattro, solamente facendo sul dolce un disegno diverso, e così rendendo felice ogni nipote? Io no…..ma vi assicuro che non lo sapevano neanche il pubblico e forse nemmeno quella nonna, alla quale potrei chiedere le royalties per l’idea, ma il gesto ha funzionato per chiarire un punto sulla gestione dei materiali, ed anche come introduzione ad una provvisoria pausa caffè. Fuori dallo scherzo si può dire tranquillamente che l’unica regola che esiste in materia è di non usare regole; l’unica e sacrosanta è evitare di addentrarsi in meandri pericolosi, se non si hanno sufficienti doti di reattività e creatività, pena un inasprimento dell’avversione dell’aula e un effetto boomerang per gli argomenti a venire. Un ruolo importante è giocato ovviamente dal tono della voce, dalle espressioni usate, dall’uso di parole straniere, ma su questi aspetti non mi dilungo, in quanto esistono decine di manuali dove si insegna specificatamente come comportarsi in questi casi. Proprio perché ormai sono atteggiamenti e linguaggi in qualche modo già codificati, il rischio che il primo della fila abbia già letto qualcosa è altissimo. Volete mettere il piacere e il rischio dell’improvvisazione? Ma fate sempre bene attenzione a non stuzzicare l’ultimo della fila… siamo tutti sempre dei bambini dentro, e se succede come a scuola, in fondo ci sono quelli più ostici, come sugli autobus in gita scolastica, le probabilità di qualche tiro mancino sono un po’ più elevate. Ovviamente, come in ogni dissertazione che si rispetti, nessuno degli esempi citati si riferisce a persone esistite o fatti realmente accaduti… Alla prossima.
Ultima modifica Giovedì 20 Gennaio 2011 22:13
stefano franceschelli

stefano franceschelli

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