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La Programmazione della Produzione

Un ben ritrovato al caro lettore che ancora una volta dimostra pazienza nel leggere queste dissertazioni semiserie sul mondo della consulenza. L’ultima volta che ci siamo visti abbiamo “criticato affettuosamente” il mondo della formazione consulenziale.

Una chiave di lettura analoga è quella che volevo ora proporre nell’affrontare un altro argomento spinoso della gestione d’azienda. Mi riferisco alla programmazione della produzione. Ruolo spesso ricoperto da qualcuno in un ufficio poco accessibile, dominato da regole interne non sempre chiare o condivise, questa posizione è di drammatica importanza per le sorti del fatturato. Senza entrare nel dettaglio dell’operatività inizierei col dire che trattasi di posizione quantomeno “scomoda”. Da un lato un ufficio commerciale che sulla scia di un mercato che ha sempre ragione non fa nessun “filtro a centrocampo” sulle richieste che arrivano dall’esterno. Dall’altro un reparto produttivo che abituato a cambi improvvisi di direzione, ci manda spesso in “fuorigioco”, evidenziando, sembra a volte con gusto, gli errori marchiani di chi trasmette richieste quasi impossibili a soddisfare. Non dimentichiamoci tra l’altro un altro reparto della squadra che va armonizzato; parliamo della logistica, che ha altrettanto ingrato compito di portare palla verso la porta avversaria ed alla quale ogni modifica di programma provoca amnesie di gioco! Cosa deve fare un allenatore (responsabile operations) per evitare di subire gol improvvisi e magari segnarne il più possibile?? Per fare un paragone con le regole del calcio, che sono precise ma dove comunque la palla è rotonda, potremmo dire che la gara si può vincere con il giusto equilibrio tattico ma con una buona dose di spregiudicatezza. Traduco. Una buona programmazione si basa di certo sul rispetto di piccole e grandi regole, sia interne sia da far rispettare “all’avversario”. Sono una serie di paletti, spesso sui tempi e sulle quantità, che permettono alla squadra di limitare i “danni” cioè il flusso incondizionato e costante di ordinativi, tutti pressanti e urgenti, che non tengono affatto conto della capacità finita di corsa che abbiamo! Il punto è che tali regole e limitazioni non sono scritte in nessun manuale, non esiste una prassi condivisa, dato che ogni azienda fa storia a se, caratterizzata dalla sua capacità e dai suoi limiti. E’ l’allenatore che deve mettere in atto almeno due passi fondamentali; conoscere questi aspetti nel dettaglio e rendere organica e fluida la produzione tenendo palla quando necessario, attaccando quando i mezzi lo consentono o giocando in difesa se il momento è difficile. Cerchiamo di rendere appetibile questa informazione anche a chi ha la “fortuna” di non capire di calcio. Conoscere i difetti della propria squadra può essere riconducibile all’abilità e quindi ai tempi di esecuzione delle operazioni; questo vale per la produzione (dove è relativamente più semplice individuare dei tempi standard) ma anche per la programmazione stessa e per le spedizioni/logistica. L’intera filiera di operazioni potrebbe essere vista né più né meno che una catena di montaggio, dove le fasi della costruzione sono sia operative che gestionali. Un ruolo fondamentale lo gioca la preparazione atletica, che in termini aziendali può tradursi sia in preparazione tecnica che in un’appropriata gestione delle scorte, in quanto rappresentano la riserva di fiato da mettere in campo quando il campionato è avviato e le partite sono ravvicinate. Tra l’altro è una riserva “di fiato” che è rinnovabile, e con tutte le tecniche che si conoscono (non mi dilungo, ci sono vari metodi in manuali ben più tecnici di questo spazio del vostro narratore) si riesce a tenere sott’occhio il livello per non gravare su spazi e costi di gestione. E qui entra in gioco, è il caso di dirlo, la rotondità della palla e la sua imprevedibilità. Sì perché la metodicità del lavoro si scontra sempre più spesso con l’andamento altalenante del mercato, con la mutevolezza delle sue richieste oltre che con la consueta quota di imprevisti. Diciamo subito che la stagionalità di una domanda è un non problema, nel senso che se i dati storici evidenziano dei cicli la questione è adeguare produzione e scorte a tali cicli, ed i problemi principali riguardano la gestione del tempo delle persone nei momenti scarichi. In molti casi mosse vincenti sono quelle di effettuare “preparazioni atletiche personalizzate”, leggasi corsi di aggiornamento personali o per gruppi e/o investire sulle innovazioni, impiegando il tempo in test e migliorie in reparti specifici (rivedere il layout di un magazzino, aggiornare il gestionale, approfondire i tempi e metodi, etc…). Altro discorso riguarda invece la difficoltà nel reperire un quantitativo di ordini sufficiente a garantire la sopravvivenza dell’azienda; a parte la variabilità della domanda molto si può fare sull’incisività di tutto il settore commerciale, dagli agenti esterni, ai corrispondenti interni agli area manager. Vale la regola che vige per le tute blu, ottimizzare i tempi ed eliminare gli sprechi, una volta che si è definito il cosiddetto “ciclo di lavoro” di questo reparto, fatto di marketing puro e di “piedi in mezzo alla porta”. Abbiamo sconfinato un po’ nella nostra dissertazione dall’argomento del giorno, ma era necessario per dare un quadro completo dell’intero scenario entro il quale si muove chi fa programmazione. La promessa è di tornare al più presto sull’argomento commerciale dato che, per rimanere in termini sportivi, attrarre gente allo stadio è condizione necessaria per portare avanti una squadra.
Ultima modifica Mercoledì 19 Gennaio 2011 08:59
stefano franceschelli

stefano franceschelli

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